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Il suono dell'umanità nella pietra. Intervista a Pinuccio Sciola

Pinuccio-Sciola-sardex

La sua casa è sempre aperta per chiunque voglia entrare e scambiarci due chiacchiere. La figlia, Maria, confessa che ha difficoltà a programmare le iniziative con lui perché «babbo viaggia spesso, ogni tanto sparisce». Ma Pinuccio Sciola torna sempre a San Sperate, ribattezzato da lui stesso paese-museo proprio perché museo a cielo aperto, colorato di murales realizzati da mani grandi e callose che, entusiaste, hanno rivitalizzato un piccolo centro della Sardegna. Era il 1968, Sciola era rientrato a casa con un bagaglio culturale e una voglia di cambiamento così grandi da riuscire a contagiare i suoi compaesani in una performance di street-art che ha coinvolto amici e poi artisti provenienti da ogni parte del mondo. Tuttora il paese-museo del cagliaritano attira curiosi, turisti e artisti (l’ultimo, Manu Invisble). Intanto, il maestro continua la sua produzione artistica, incentrata sulla realizzazione di pietre sonore e del giardino-museo che esiste da quarant’anni e da due è fruibile, con tanto di guide ed eventi, ai curiosi e agli appassionati. Da lì si ammira uno spettacolo unico al mondo, specialmente al tramonto, quando si accende il fuoco tra le sculture sonore e gli alberi di arancio.

Uno dei suoi ultimi lavori è “La città dentro la foresta”, in sintonia con i recenti progetti di Renzo Piano che prevedono la presenza di alberi nel tessuto urbano. Una tensione al nuovo che è compagna costante di vita del maestro ed è tra le motivazioni che lo hanno spinto ad aderire a Sardex: «Sono entrato da qualche mese, condivido i principi di sostegno reciproco e di attenzione per l’identità e per il territorio. Spero di incontrare tanti appassionati d’arte e di realizzare grazie al Circuito alcuni progetti importanti che ho in mente tra i quali la ristrutturazione di alcuni spazi nella mia proprietà da adibire a museo. Attualmente gli iscritti possono pagare l’ingresso al giardino sonoro in crediti e acquistare le mie opere».

È stato proprio il celebre architetto genovese, suo amico, ad accostare alle pietre di Sciola un termine che è solo apparentemente bizzarro: immaterialità. «Sai cosa sto facendo? – chiede mentre sfrega le mani davanti a una pietra levigata – Sto accordando le mani e sto facendo una preghiera. Credo sia la cosa più naturale del mondo, pregare per il sole e per le pietre, le due energie che giustificano la presenza di questo pianeta nell’universo. Ascolta il perché…»

Il maestro, riflette a voce alta e lavora: «Ci hanno sempre venduto la pietra dura, rigida, muta. Mi sapete dare una definizione di pietra? Per cosa è usata oggi? Eppure la tecnologia informatica nasce dalla pietra. Essa è elastica, ha un suono in sé. Io mi limito ad accarezzarla. Questi suoni, insiti dentro la materia, sono liquidi semplicemente perché è una pietra calcarea, cioè acqua fossilizzata, per questo a suonare è la memoria. La pietra non è materia morta, è vivissima».

Il calcare arriva da Orosei. Per un importante festival nel nord Italia, Sciola portò ugualmente le pietre dalla Sardegna: «Nelle Dolomiti non avevo trovato quelle che mi servivano, perché tutta la catena delle Alpi è tra le più giovani d’Europa. Discorso diverso per la Sardegna, che è una terra emersa. Un detto del Sud America recita così: “Quando è nata la luce, la pietra già esisteva”. La mia attività non è nient’altro che la continuità della cultura della pietra che c’è stata in Sardegna».
Nel video che vedrete, diventa trasparente, si sposta per centimetri, è elastica, cambia colore a seconda dell’esposizione della luce. Sciola la accarezza, ne fa suonare la memoria, la fa cantare.

Quando non ero e non era il tempo – Quando il caos dominava l’universo – Quando il magma incandescente celava il mistero della mia formazione – Da allora il tempo è rinchiuso da una crosta durissima – Porto con emozione i segni della civiltà dell’uomo – Il mio tempo non ha tempo. P. Sciola

«Mi son chiesto: se la pietra ha un potenziale mnemonico, perché non può avere un suono? Quando la sfioro, con la coda dell’occhio vedi che molti si rimboccano le maniche, a volte piangono. Qua si stanno ribaltando molti concetti acquisiti da tempo. Io so di avere una missione – confida lo scultore – quella di ricreare un nuovo rapporto con la natura. E so che chiunque, una volta che esce fuori dal portone di casa, avrà un nuovo rapporto con la natura». Nel suo studio compaiono testimonianze, libri e acquerelli. Lettere di artisti come Vinicio Capossela (“e che so, usare qualche suono registrato che viene dal cuore delle vostre pietre…”), quadri e pensieri di Maria Lai (“Finalmente si capiva che trasformare l’ambiente, migliorarlo, vuol dire proporre una nuova morale, creare nuovi rapporti di vita, combattere le piaghe sociali“), foto con capi di stato.

Infine, un invito ai giovani: avere un ruolo nel mondo dell’economia e della cultura. Mondi e settori che non vanno disgiunti, dice il maestro, in questa video intervista realizzata insieme ad EjaTV:

C’è un patto tra Pinuccio Sciola e le pietre in Sardegna, tant’è vero che assomigliano l’uno alle altre come due gocce d’acqua. Deve essere la ragione per cui le pietre si lasciano fare di tutto da lui: tagliare, perforare, frammentare. Riesce perfino a farle suonare. Renzo Piano

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